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Gli eventi del nostro Centro22 dicembre 2009 - Il Centro Cinema ha ospitato Riccardo J. Moretti, protagonista del film "Puccini e la fanciulla" di P. Benvenuti
Al Centro Cinema Lino Ventura un incontro ricco di aneddoti e curiosità Moretti in “Puccini e la fanciulla” Il compositore toscano rivive sullo schermo con Riccardo J. Moretti
Attore e musicista, un connubio vincente che rende unica l’interpretazione di Riccardo J. Moretti, protagonista del film di Paolo Benvenuti “Puccini e la fanciulla”, evento speciale al Festival del Cinema di Venezia nel 2008.
Il compositore toscano rivive elegantemente sullo schermo grazie alla magistrale interpretazione di un altrettanto toscano maestro e compositore, suo allievo ideale se quasi un secolo non li separasse. Non solo la somiglianza fisica è sorprendente, ma anche l’affinità interiore e l’amore incondizionato per la musica. Lo stesso Moretti, durante l’incontro al Centro Cinema Lino Ventura, di martedì 22 dicembre, in occasione dell’anniversario della nascita di Puccini, ha dichiarato di sentirsi molto vicino al Maestro e di essersi spesso immedesimato in lui, pur con la consapevolezza di non avere neanche una minima parte del suo grande genio, ma di tendere comunque nel “proprio piccolo” a seguire le sue orme. Una modestia “esagerata” per un personaggio così carismatico e affabile che è riuscito a intrattenere il pubblico presente in sala per circa due ore, in una piacevole chiacchierata con Michele Guerra, critico cinematografico che ha al suo attivo numerose pubblicazioni sul film e su tutto ciò che ad esso concerne. Il risultato non lascia spazio a dubbi: adagiato su sfondi, oggetti, vestiti e mustacchi d’epoca Moretti è Puccini, Puccini riappare in Moretti: un continuo scambio di anime e passioni, di vita e amore. Assieme al Nostro, rivivono altri personaggi “perduti” ma esistiti e ritrovati dal regista Paolo Benvenuti all’interno di una polverosa valigia, piena di preziosi documenti tra cui oltre a fotografie e lettere, anche vecchie, logore e appiccicose bobine, risalenti al 1915, conservate in due scatole di latta per biscotti. Durante l’incontro infatti i momenti di piacevole conversazione si sono intervallati a proiezioni davvero interessanti, volte a svelare tutte le curiosità e i retroscena del film. Vedendo il backstage e il trailer cinematografico lo stesso Moretti ha spiegato che volutamente l’azione è data da una scrupolosa e dettagliata ricostruzione storica basata sulle lettere scritte da Puccini a moglie, amiche e amanti. Le missive lette ad alta voce, assieme alla reale musica de “La Fanciulla del West”, diventano gli unici riferimenti sonori per un film sostanzialmente muto e armonizzato continuamente tra fondali naturali ed interni dal netto contrasto chiaroscurale. A ben guardare Moretti, un musicista che sa recitare e che veste i panni di Puccini con una naturalezza assoluta, si muove in uno spazio che sembra dipinto da macchiaioli toscani, secondo le situazioni, e che scorre dalla bellissima sequenza dove le donne lavano i panni nel lago, alla casa con la torre dominante, dove Puccini e la famiglia possono osservare i destini e le vite altrui e alle immagini della gente comune che si muove intorno. Singolare è anche il filmato inedito del 1915, in cui Puccini viene ripreso in alcuni momenti trascorsi nell’amata Torre del Lago, mentre suona il pianoforte o va a caccia. Se è vero che l’essenza del cinema è un continuo spostamento tra finzione e realtà, tra vissuto e narrazione, sul volto amabile e garbato di Moretti la storia torna alla memoria, l’uomo e l’artista rivivono come se il tempo non fosse mai trascorso e persone e cose fossero quasi palpabili, concrete proprio davanti agli occhi. Il passato è colto in tutta la sua sostanza e si rende presente, in un curioso gioco di immedesimazione in cui il confine tra il personaggio e l’uomo, l’attore e il musicista, la vita trascorsa e l’attuale è quasi inesistente. Laura Conforti
9 dicembre 2009 -Oltretorrente tra mito e realtà
Presentazione del documentario di Fabrizio Sabini per la Manifestazione Scritture d'Acqua. In occasione della XIV edizione di Scritture d’Acqua, ideata e curata da Giorgio Triani, il Centro Cinema Lino Ventura ospita, mercoledì 9 dicembre alle 18,00, la presentazione del documentario realizzato da Fabrizio Sabini sull’Oltretorrente parmigiano. Eraclito l’Oscuro, filosofo efesino del V secolo a. C., amava dire che non ci si bagna mai nello stesso fiume, poiché tutto scorre e tutto cambia e, quindi, in nessuna manifestazione se non in questa Scritture d’Acqua è calzante la metafora della corrente del fiume con quello dei ricordi. Il nostro torrente non è mai stato uguale a se stesso, cambiando corso più volte e il volto alla città, che, nei secoli ha visto mutare i suoi abitanti. Da qui la necessità di mettere degli argini a questo flusso continuo ed incessante di memoria, fatti e racconti ed un modo per farlo può essere quello di una narrazione per immagini. Dalle acque esce, come un’isola fantastica, il quartiere dell’Oltretorrente, ricco di storia e di miti, spesso confusi, in cui i confini tra fantastico e realtà si confondono per dare una dimensione nebulosa ma allo stesso tempo abbagliante. Le luci e le ombre di questa parte di città vengono catturate da Fabrizio Sabini, noto artista, che dagli anni ’70 si è distinto con le sue opere pittoriche, ma che non ha disdegnato il linguaggio delle immagini filmico, collaborando spesso con reti televisive emiliane, realizzando documentari, come quello su Piazzale della Pace, segnalatosi a Barcellona, e con brillanti iniziative, ad esempio Vita in Biblioteca che ha contribuito alla nascita del Centro Cinema Lino Ventura. La passione per il documento audiovisivo, che scrive la storia o la riscrive, nasce, come Sabini afferma, dalla pittura: le pennellate diventano i movimenti della macchina da presa e i paesaggi si trasformano in panoramiche tracciate dalla lente dell’obiettivo. L’inquadratura ferma il tempo, salvando la memoria e preservandola dall’usura e dalla sua furia obliteratrice. La decisione di registrare negli anni ’80, armati di videocamera in spalla e tanta buona volontà, il documentario Mito e realtà dell’ Oltretorrente è frutto delle sezioni del PCI del quartiere. L’intenzione era di “cantare”, come gli antichi aedi, la memoria di questa parte cittadina dal passato barricadero e legato alla resistenza, di elevare a mito un passato all’epoca prossimo, ma ogni anno destinato a diventare sempre più remoto. La frase emblematica che apre il film, trascritta nei testi di Giorgio Triani, ci porta già in un clima a metà tra la storia e la leggenda: frase che alcuni sostengono di aver letto, ma che nessuno ha mai documentato “Italo Balbo hai varcato l’Oceano ma non il Ponte di Mezzo”, riportandoci, quasi, nella mitologia storicizzata o storia mitizzata delle origini romane, ad Orazio Coclite, che riuscì ad arrestare l'avanzata degli Etruschi invasori mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio. E’ il mito a giganteggiare in quest’opera, la narrazione di una storia nella storia, la creazione, negli anni in cui si è girato il documentario, di un duplice passato, che, oggi, nel 2009, diventa all’interno di Scritture d’Acqua triplice, come se un cantastorie moderno cantasse, canzoni, cantate a loro volta da altri su di un tempo che non è più. L’Oltretorrente e Scritture d’Acqua: un legame inscindibile non solo perché l’elemento chiave è il fiume, che ha diviso due anime della stessa città, quella borghese e quella popolare, ma perché il continuo mormorio delle sue acque ci riporta gli echi lontani di ciò che è stato. Il documentario è, in questo caso, un bere alla fonte della conoscenza.
Michele Dall'Aglio
2 dicembre 2009 - I culti delle acque nell’Italia antica
per la manifestazione Scritture d’Acqua
Il Centro Cinema Lino Ventura ha ospitato mercoledì 2 dicembre alle 17.30 la presentazione del volume di Michele Dall’Aglio, I culti delle acque nell’Italia antica, evento previsto nella manifestazione Scritture d’Acqua che quest’anno giunge alla sua XIV edizione.
Oltre all’autore Michele Dall’Aglio, erano presenti la Dottoressa Patrizia Raggio della Soprintendenza per i Beni Archeologici e Giorgio Triani, ideatore e curatore della manifestazione Scritture d’Acqua. Il volume: I culti delle acque nell’Italia antica Il volume di Michele Dall’Aglio, I culti delle acque nell’Italia antica, analizza e racconta il ruolo centrale dell’acqua nella storia e nella vita dell’uomo. L’opera ha come campo di ricerca l’Italia ed esamina i primi culti in grotta del paleolitico, per arrivare al Cristianesimo. L'autore affronta un interessante viaggio, geografico, cronologico e al tempo stesso sacrale, verso i principali siti italiani che hanno visto la presenza di "acque sacre". Si tratta indubbiamente di una materia affascinante ma, come tutto quello che concerne la sfera del sacro, evanescente e di non facile schematizzazione. Inoltre, trattare il tema dell’acqua è un compito estremamente arduo, perché essa sfugge dalle dita e, come un fiume carsico, affiora e si fa palese per poi scomparire nuovamente e riapparire dopo un corso oscuro e sotterraneo, anche a notevole distanza. La principale difficoltà consiste soprattutto nel fatto che chi lo tratta deve rivolgersi ad un pubblico eterogeneo e non solo di addetti ai lavori. Ciò non di meno l’impressione è che l’autore sia riuscito nell’impresa e pur non avendo dato completamente sistematicità ad una materia che per sua natura non può essere sistemata, tuttavia è riuscito a ordinare una serie di ritrovamenti, che mai nessuno prima aveva affrontato nella loro complessità. Durante la trattazione prendono così consistenza, a poco a poco, le diverse forme del culto, prima nella preistoria, poi nella protostoria, successivamente nel mondo greco, preromano, romano e infine cristiano, con numerosi esempi emblematici correlati. Accanto a ritrovamenti noti al mondo scientifico da vecchia data, come ad esempio la Grotta Scaloria a Manfredonia o Su Tempiesu nel territorio di Orune in Sardegna, si legge della vasca lignea di Noceto nel Parmense: una scoperta recentissima e di estrema importanza per la comprensione delle capacità tecniche nella carpenteria e delle forme di culto nella civiltà terramaricola. I culti delle acque nell’Italia antica si presta certo ad una piacevole lettura, grazie anche al corredo delle belle ricostruzioni d’ambiente uscite dalla penna di Nicoletta Raggi. Un libro dunque che ha bisogno di essere riletto anche più volte, perché è di grande rigore scientifico e contiene un notevole numero di dati che vanno ponderati, e di rimandi bibliografici, necessari per tutti coloro che volessero approfondire i vari temi di volta in volta trattati. L’impressione generale è che la stessa casa editrice Angelini di Imola, curatrice della collana “Italia antica” di cui I culti delle acque nell’Italia antica è il terzo volume, investa soprattutto su giovani studiosi e abbia come obiettivo quello di stimolare letture impegnate e volte ad offrire numerosi spunti di riflessione per “noi moderni”. L’autore: Michele Dall’Aglio Michele Dall’Aglio è un giovane archeologo di Parma, laureato e specializzato in Archeologia Classica presso l’Università di Bologna, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca. Ha partecipato a varie campagne di scavo per conto dell'Università e della Soprintendenza, a progetti di ricerca e all'allestimento di mostre, musei e parchi. Ha al suo attivo un'abbondante attività didattica in campo archeologico, conferenze, partecipazioni a convegni ed una trentina di pubblicazioni tra articoli e saggi. Il suo ultimo lavoro, I culti delle acque nell’Italia antica, commissionato dalla casa editrice Angelini di Imola, fa parte della collana “Italia antica”. Viene pubblicato nel 2009 e presentato per la prima volta a Rimini, in occasione del Festival del Mondo Antico, guadagnandosi il secondo posto nella classifica dei bestsellers dell’evento.
Laura Conforti
28 ottobre 2009 - RAT-MANIA: LEO ORTOLANI
AL CENTRO CINEMA LINO VENTURA
Un autunno ricco di eventi e novità tutte da scoprire al Centro Cinema “Lino Ventura”. Il 28 ottobre alle 18 un ospite d’eccezione: Leo Ortolani, fumettista di fama internazionale che ha lavorato e lavora con le principali case editrici del settore. Lo stile narrativo di Ortolani coniuga la comicità "intelligente" alla Woody Allen con quella più diretta ispirata a Paolo Villaggio e al genere slapstick, oltre a situazioni tipiche del fumetto. Quello del disegno unisce intuizioni personali (personaggi col muso di scimmia) con la teatralità e maestosità del disegno di autori classici quali Jack Kirby. Ortolani, proprio grazie alle similitudini del suo stile con quello di Kirby, è stato definito dallo studioso e critico del fumetto Andrea Plazzi: "Il più grande autore Marvel vivente". Inoltre la prestigiosa rivista americana The Jack Kirby Collector lo ha più volte indicato come legittimo erede del "Re". Proprio per rendere omaggio alla carriera e all’estro artistico di un così grande autore, il Centro Cinema “Lino Ventura” ha voluto organizzare questo evento, “Rat-Mania”, sicuro di un successo garantito dalla simpatia e dall’umorismo di Ortolani. PROGRAMMA: L’evento, aperto a tutti, si terrà mercoledì 28 ottobre alle 18 al Centro Cinema “Lino Ventura”, caratterizzato da un incontro – confronto tra Ortolani e il pubblico presente. E’ un’occasione imperdibile per approfondire e avvicinarsi al mondo del fumetto, interpretato magistralmente da questo importante artista, che propone un fine umorismo senza mai scadere nel ridicolo, con una parodia in grado di sdrammatizzare realtà anche gravi e amare. L'evento ha avuto un grande successo di pubblico. Tanti i giovani e gli appassionati che con forte adesione hanno occupato per più di due ore il salone del Centro, partecipando con entusiasmo e divertendosi.
Leo Ortolani, oratore instancabile, ha intrattenuto i presenti con il suo fine umorismo; da un’iniziale presentazione del proprio lavoro, spiegandone gli esordi e raccontando la nascita del personaggio di punta dell’evento, Rat-Man, ha poi risposto alle domande del pubblico. Questo il momento davvero saliente: tra curiosità, aneddoti, storie di vita e arte, battute salaci e tanta autoironia, Leo Ortolani si è mostrato ancora una volta come “quel semplice ragazzo di Betlemme”, caparbio, divertente e geniale. Le sue esperienze personali e professionali, il tono informale mantenuto durante l’incontro, il calore di Leo e del pubblico hanno fatto sì che l’evento non fosse una semplice conferenza, ma una divertente, simpatica e distesa chiacchierata tra amici che sembravano non vedersi da tempo. Leo ha tenuto incollati alle sedie tutti i presenti, tant’è che nessuno avrebbe voluto lasciarlo andare. Significativo il momento del commiato: gli ammiratori si sono letteralmente precipitati con fumetti e poster sul nostro fumettista per dediche e autografi.
Michele Dall'Aglio e Laura Conforti
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